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Recuperiamo nel nostro movie trail uno stralcio di
un intrigante articolo, a firma di Giorgio Cremonini, dal titolo
L’iceberg e le sue punte. Discontinuità e contaminazione,
pubblicato sul numero 25/26 della rivista “Cinema e Cinema” nel
quarto trimestre del 1980. Cremonini,
partendo dal concetto di ironia che pervade tutto il cinema del
maestro inglese, sottolinea, con grande arguzia, la sorprendente
affinità che lega i films di Hitchcock con quelli che sono i canoni
del cinema comico, in tal modo individuando una dimensione tutt’altro
che marginale: una sorta di contaminazione strutturale tra due generi
solo in apparenza lontani fra loro.

A
partire da quella struttura a percorso e dalla indeterminazione delle
“maschere”, si riconoscono nel cinema hitchcockiano alcuni modelli
narrativi costanti, che sono, salvo rari casi, in più parti equivalenti
a quelli del cinema comico. In una schematizzazione di massima essi
possono essere ridotti a tre, ma le differenziazioni non sono mai
nette, così come i paralleli con il comico non sono mai rigidi. Quella
di Hitchcock è sempre, a suo modo, una scrittura “trasversale”.
1.Il sosia e il doppio. Il
protagonista viene scambiato per un altro, che è colpevole di qualche
misfatto o, comunque, è in pericolo. Questa una delle fonti da cui
il cinema comico ha attinto con maggiore frequenza: mi
limiterò qui a citare i casi di The Goat (B. Keaton e M. St. Clair,
1921), di The Great Dictator (C. Chaplin, 1940), di The Big Mouth
(J. Lewis, 1967); lo stesso schema è comunque presente anche in
diversi film interpretati da Danny Kaye e altri. Per quanto riguarda
Hitchcock, ricorderò The Thirty-Nine Steps, Saboteur, North by Northwest,
opere esemplari al riguardo, ma anche I Confess (il prete scambiato
per l’assassino), To Catch a Thief (con la doppia figura del “ Gatto
”),
The Wrong Man (Manny che viene addirittura “riconosciuto” da due
testimoni). A volte il tema si interiorizza, è il personaggio stesso
a racchiudere in sé le due facce, con evidenti implicazioni psicoanalitiche
(Spellbound, Marnie, Psycho) che ritroviamo anche in opere come
City Lights (C. Chaplin, 1931) o The Nutty Professor
(J. Lewis, 1963). Altre volte ancora esso è affrontato nella sua
dimensione più metafisica, come in Strangers on a Train, che ètutto
giocato sul tema del “doppio”, al di fuori di una compenetrazione
risolta narrativamente fra le due figure protagoniste.
2. L’intrusione. Uno degli schemi
ricorrenti con maggior frequenza nel cinema comico è l’intromissione
di un personaggio in una situazione con la quale non ha, per svariate
ragioni, alcuna dimestichezza. Tale inserimento può essere volontario
(il Keaton e il Lewis detectives rispettivamente in Sherlock Jr.,
1924 e in It’s Only Money, F. Tashlin 1962) oppure casuale (il Chaplin
di Modem Times, 1936, o di
The Idle Class, 1921, film che rimanda anche al tema del “ doppio
” sopra citato). In ogni caso assistiamo all’instaurarsi di una
situazione di incompatibilità, o comunque di disarmonia, da cui
si sviluppa l’azione comica fondata sull’incongruità del personaggio:
lo schema mette in moto un contrasto riconducibile, nelle sue linee
essenziali, e ovviamente al di fuori delle differenziazioni poetiche,
all’ineliminabile contrapposizione fra individuale e sociale. Il
cinema di Hitchcock fa raramente ricorso a detectives professionisti;
egli stesso dichiara di prediligere “il motivo dell’uomo accusato
ingiustamente”, ovvero il motivo di colui che viene dichiarato estraneo
dall’ambiente in cui si immette. Alla tipologia dell’inserimento
volontario appartengono il protagonista di Torn Courtain (di cui
è al riguardo esemplare la sequenza dell’omicidio di Gromek, effettuato
senza alcuna competenza in merito), il maturo attore di Murder,
la figlia del poliziotto di Young and Innocent (un titolo che dice
già tutto), i due protagonisti di The Lady Vanishes, la Bergman
di Notorius (e si noti quanto è falsa, al confronto, la figura del
Cary Grant “ addetto ai lavori ”), il fotoreporter di Rear Winclow,
la sorella e l’ex fidanzato di Marion in Psycho, l’operaio di Saboteur,
il Thornhill di North by Northwest, fino alla veggente di Family
Plot. Alla tipologia dell’intrusione casuale appartengono invece
i protagonisti di The Man Who Knew too Much (entrambe le
versioni), di The Thirty-Nine Steps e di molti di quei film in cui
l’intrusione è determinata dall’esistenza di un sosia.
3.L’equivoco. Il termine è generico
e serve soprattutto per accorpare elementi diversi che hanno in
comune una sostanziale “equivocità” del sociale. Il termine di riferimento
che si impone quasi per obbligo è quello di Buster Keaton, ma il
tema del personaggio che crede di vivere una situazione diversa
da quella che vive realmente è al centro di innumerevoli film comici.
Tutto Number Seventeen ècondotto sullo schema
dei personaggi che credono che l’altro sia il detective, così come
in The Trouble with Harry sono in molti a credere, erroneamente,
di essere l’assassino; i protagonisti di The Secret Agent
sospettano di spionaggio un innocente turista; Foreign Corrispondent
è condotto sul motivo del mascheramento di H. Marshall, pacifista
che si rivela simpatizzante dei nazisti, ecc.; ma una tipica commedia
degli equivoci è anche Mr. and Mrs. Smith (a partire dal
falso matrimonio iniziale); tutto Suspicion poggia sulla
figura ambigua di Cary Grant; sull’equivocità sono impostati anche
i personaggi di Shadow of a Doubt, di Spellbound (il medico),
di The Paradise Case (il rapporto fra l’avvocato e la cliente)
e di Stage Fright (operazione esasperata di mascheramento
del processo indiziario). A volte il personaggio scopre che l’ambiente-situazione
in cui vive e con il quale crede di essere in equilibrio è in realtà
assai diverso. Molte cose accadono a sua insaputa, secondo la nota
teorizzazione hitchockiana riguardo alla necessaria complicità dello
spettatore, che rimanda in modo immediato ed esemplare alla sequenza
di Modern Times in cui vediamo Chaplin-Charlot schettinare
a occhi bendati nel grande magazzino, con un baratro che si apre,
senza che lui lo sappia, vicino alle sue piroette. Lo schema di
base è quello del rovesciamento del contesto in cui agisce il personaggio,
ovvero è uno schema di sostituzione (all’insaputa del protagonista):
si pensi agli incontri di boxe di Chaplin (City Lights) o di Lewis
(Sailor Beware, H. Walker, 1952), in cui essi credono in una combine
che in realtà è saltata. In Rebecca la figura della governante riassume
in sé il senso del rovesciamento di un’apparente tranquillità familiare;
in Jamaica Inn la taverna si rivela per un autentico covo
di briganti; in Foreign Corrispondent la guardia del corpo
tenta di uccidere chi dovrebbe proteggere — e via dicendo fino a
coinvolgere l’apparente « ingenuità» del marito di Dial M for
Murder, il motel e il suo proprietario di Psycho, la «naturalità»
degli uccelli di The Birds. Il contrasto è essenzialmente fra sembrare
ed essere, fra la medaglia e il suo rovescio.
L’elemento comune a questi tre modelli narrativi
è quello della confusione, dell’indeterminatezza ontologica del
reale. In ogni caso ci troviamo di fronte a situazioni la cui dominante
principale è l’imprevedibilità: tutto può accadere, in ogni momento;
si può scoprire di essere coinvolti in una storia che non ci riguarda,
solo perché siamo scambiati per un altro; si può scoprire di esservi
coinvolti perché il reale non rispetta più codici definiti, ma ognuno
può avere più ruoli; si può scoprire infine che il mondo ordinato
in cui credevamo non è che un caos informe che ha nell’ordine solo
una maschera destinata incessantemente a sgretolarsi. Quello di
Hitchcock è un mondo in cui l’opposizione fra essere e sembrare
rivela solo la presenza di un non essere.
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