|
|

Affrontare l'argomento Stanley Kubrick in uno spazio
ridotto crea sempre una sensazione di incompletezza e insoddisfazione
considerando la molteplicità di contenuti, dimensioni e significati
che questo autore ha assunto nella storia del cinema. Ciò che però
di più affascina è l'apparente contraddizione di questa premessa
se teniamo conto della facilità per chiunque, anche per chi è privo
di particolari aspirazioni critiche o introspettive, di fruire dei
suoi films vista la scelta di questo autore di muoversi nel cosiddetto
cinema di genere.La grandezza di Kubrick è stata proprio quella
di dedicarsi ad una cinematografia di evidente matrice popolare
e ricca di stereotipi destabilizzandola e creando in essa una pluralità
di chiavi di lettura e substrati di significato, ma senza che questi
attributi di spessore potessero in alcun modo impedire una lettura
anche solo "semplice" dei suoi films.Questo movie trail ripropone
un articolo di Pier Marco De Santi dal titolo "La cultura planetaria
degli apolidi: Kubrick", pubblicato sull'inserto redazionale dedicato
a "Cinema e Pittura", allegato al n.16 della rivista "Art Dossier"
nel settembre 1987. Pur nella evidente limitatezza dello spazio
il testo ci introduce all'analisi di uno dei tanti aspetti che l'autore
prendeva in considerazione nella preparazione dei propri films:
il legame tra il suo cinema e le arti figurative.La estrema cura
e meticolosità che Kubrick dedicava a tale tema è la conferma della
complessità del suo cinema ma anche la riprova che tutti questi
approfondimenti venivano poi comunque trasformati in un flusso di
immagini straordinariamente semplici e naturali, tanto da non creare
alcuna difficoltà di ricezione da parte di qualsiasi spettatore.
Esiste uno stretto rapporto tra il cinema di Kubrick e le arti figurative,
soprattutto a partire da 2001: Odissea nello spazio.Kubrick è il
più “viscontiano” tra i registi anglo-americani, nel senso che ogni
sua immagine scaturisce da studi approfonditi, diventando un’esperienza
essenzialmente visiva e, quindi, legata alle necessità di un intervento
rigoroso e assai meticoloso. È ben noto che Kubrick, in
Barry Lyndon (1975), ha mirabilmente ricostruito le vicende
del protagonista facendo ampio riferimento all’iconografia inglese
del Settecento, nella ferma convinzione che solo l’arte sia l’unico
repertorio fedele per chi desideri ricreare in immagini vicende
proiettate in un passato lontano.

Enucleare dal Barry Lyndon alcuni raffronti
significa operare in maniera puramente esemplificativa, dato che
tutto il film ècostruito sulla base di un vastissimo archivio di
disegni e di dipinti di Constable, Reynolds, Longhi, Bellotto, Gainsborough,
Hogarth, Fùssli, tanto per citare qualche modello illustre.Qui,
per necessità, il discorso si limita, più che al paesaggio (per
il quale indichiamo come unico raffronto emblematico la citazione
del quadro Malvern Hall di Constable relativamente al "totale scena"
della residenza inglese dei Lyndon), alle fonti pittoriche per la
definizione di alcuni tra i personaggi principali. Così Il colonnello
John Hqyes St. Leger e Lord Heathfield, entrambi di Joshua Reynolds,
hanno ispirato le figure del capitano Grogan e di Raymond Barry;
e la Ladj Sheffield di Gainsborough è stato uno dei modelli usati
per dar vita a lady Lyndon.Altrettanto interessanti sono i riferimenti
a certe situazioni:alcune indirettamente occhieggianti alle immagini
pittoriche, altre direttamente calcate sulla matrice figurativa.
Un esempio del primo caso è la sequenza della passeggiata di lady
Lyndon con il marito, il figlio e il precettore, che ha il "respiro
e il sapore de La passeggiata del mattino di Gainsborough. Nel secondo
caso sono di obbligo per lo meno questi raffronti: il particolare
da Mariage à la mode: scena Il di Hogarth per la posizione che assume
Raymond Barry, sdraiato su una poltrona e inebetito dall'alcol,
dopo la morte del figlio; e Incubò notturno (1783) di Fùssli per
l'inquadratura di lady Lyndon avvelenata.
 
L'identità, in quest'ultimo caso,
è totale: stesso colore diviso in masse di chiaroscuro in tonalità
cineree, stesse intonazioni di affanno e di angoscia, stessa posizione
del corpo flessuoso sotto le lenzuola.Ma quello che, relativamente
ai modelli storico-artistici, potrebbe essere definito "il caso
Kubrick", non finisce qua.In 2001: Odissea nello spazio, la sequenza
del viaggio oltre l'infinito è stata interamente ideata facendo
ricorso a un vorticoso succedersi di immagini elettroniche, di Op-art,
di strutture architettoniche, di circuiti stampati, di fotografie
molecolari. Le visioni paesaggistiche hanno un referente illustre
nella pittura di Mondrian, che in Duna (1910) ha creato veri e propri
colori mentali, alieni da qualunque riproduzione realistica della
natura. I corridoi di luce sono gli stessi della pittura dell'inglese
Allen Jones: si pensi alle sue Skylight series, realizzate alla
fine degli anni Sessanta. Il famoso monolite del film, infine, trova
un riferimento esatto nella scultura contemporanea: dalle Space
columns di Peter Kolisnyk a Toronto alle sculture 3 x 1 di Turnbull.In
un recente studio tuttora inedito, Riccardo Ferrucci ha trattato
il problema delle fonti iconografiche in tutti i film di Kubrick.
"Gli ambienti futuribili di Arancia meccanica (1971)" sottolinea
Ferrucci, "nascono sull'onda della Pop-art e hanno numerose analogie
con l'architettura e la scultura degli anni Sessanta. Le figure
di donna trasformate in sedie e tavolini nel Korowa Milk Bar risentono
della scultura di Henry Moore, ma soprattutto dell'arte dell'americano
Segal [.jJ Restando sempre ad Arancia meccanica, l'appartamento
della donna dei gatti contiene elementi di arte contemporanea: dal
fallo di gesso, chiaramente riferibile a Princess di Brancusi, ai
dipinti di nudi di donna, uno dei quali richiama Grand american
nude di Wesselman".E continua: "Anche in Shining (1980), la costruzione
labirintica dell'Overlook Hotel richiama molte opere dell'architettura
attuale. Kubrick stesso ha confessato di essersi ispirato a Frank
Lloyd Wright nella realizzazione dei gabinetti dell'albergo. Anche
il salone Colorado, dove Nicholson scrive, riecheggia quello dell'Imperial
Hotel di Tokyo, progettato da Wright nel 1916:identico è il gioco
delle simmetrie e degli apparati decorativi,così come del tutto
analoghe sono le tonalità cromatiche dei bianchi e dei marroni.
Anche se Kubrick vede nell'esasperato soggettivismo dell'arte contemporanea
una tendenza negativa, non vi èdubbio che i suoi film testimoniano
un continuo contatto con la pittura e la scultura, nelle sue forme
più avanzate". 
|